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Personale di SABRINA NOTTURNO

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Personale di SABRINA NOTTURNO

Intrecci Sabrina Notturno “Non esiste una superfcie che sia bella, senza la terribilità degli abissi” F. W. Nietzsche Sotterranea. In occasione della mostra Intrecci Sabrina Notturno espone parte della sua produzione artistica, cifra della quale è l’attingimento ad un sotterraneo metaforico e metafsico, fno all’approdo ad una dimensione intimistica, laddove trovano dimora tematiche e fgure legate ad un’indagine imprudente e al contempo virtuosistica. La sua personale ricerca si concentra, perciò, nella ricerca di defnizioni e verità libere da ossature logiche, e si esprime attraverso elementi che rappresentano una trasposizione di fsionomia e di contenuto. Tra questi l’acqua, vista come elemento politropo che permette il passaggio e incarna essa stessa molteplici passaggi di stato, è un comune denominatore per i paesaggi interiori che Notturno proietta sulle sue tele. L’elemento naturalistico incornicia l’indagine e assume una dimensione estetizzata ed idealizzante, che unifca passaggi, stratifcazione e intrecci: un modus che rappresenta di per sé il manifesto intellettuale dell’artista. Sopravvivenze. Gli elementi protagonisti, come l’acqua, la cascata, la presenza animale, la vegetazione, il mandala, vengono così sviluppati per mezzo di riletture, focalizzazioni e capovolgimenti: come un’archeologia delle immagini, l’opera dell’artista permette di porre l’attenzione su dettagli sempre da approfondire, da ricollocare, da ricontestualizzare. L’esito è quello di una indagine su un sottosuolo metaforico e metafsico, attraversato da antiche analogie e corrispondenze, intrecci fossili. Lo spettatore è calato quindi in un’unica dimensione, di cui ogni opera rappresenta il dettaglio e l’evoluzione, in una continuità di linguaggio e di visione. Sabrina Notturno ci suggerisce perciò la presenza di una stratifcazione della sua e della nostra interiorità, popolata da immagini che viaggiano sugli intrecci dei sentimenti, dell’a-logico, delle sensazioni, intuizioni e visioni. Un continente nero tanto personale quanto comprensibile, da cui l’artista restituisce suggestioni che si concatenano e che, come il residuo dell’inconscio, talvolta ritornano nel corso della sua produzione, per essere nuovamente elementi di indagine artistica e superfci di bellezza. Sabrina Notturno lavora con l’incisione, la pittura, l’uso dei carboncini e della polvere di tè nero, la scultura e la vetrofania. L’artista utilizza la materia, poiché la ama e ad essa si rapporta con la continua sperimentazione di tecniche e utilizzi, dove l’esito è quello di una produzione concreta, tangibile, materica, sentita. testo a cura di: Elisa Danesin Sabrina Notturno nasce a Treviso e si forma presso l’Accademia di Belle Arti a Venezia come allieva di Emilio Vedova. Tra le altre numerose sedi che hanno ospitato il suo lavoro ricordiamo: Galleria Portanova 12 a Bologna, Magazzini del Sale a Venezia, Galleria Arte 3 a Trieste, Archivio di Stato Centro Carlo Scarpa a Treviso, Palazzo della Gran Guardia a Padova. Fonda con Claudio Massini e altri artisti il padiglione e foresteria per artisti P.Ar.Co Foundation a Casier. Lavori in permanenza in diverse collezioni private e pubbliche tra cui: Sala Consiliare, Comune Dosson di Casier (TV); Galleria dell’Artistico,”Acquisizione d’Arte Contemporanea”, Liceo Artistico Statale, Treviso; A.S.P. ITIS, Trieste; Archivio di Stato Centro Carlo Scarpa, Treviso. Vive e lavora tra Treviso, Trieste e...

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Personale di SILVESTRO CUTULI

Posted by on 10:35 in Eventi | 0 comments

Personale di SILVESTRO CUTULI

L’universo elegante Da tempo il punto di impressione di Silvestro Cutuli è stato l’attraversamento di mondi possibili leibniziani, rappresentati come potenza organizzatrice della materia quale intrico originario nel contrasto luce-ombra, da cui proviene il dinamismo evolutivo della natura nel caos ordinante di una magmatica ingens sylva vichiana, come modello di creazione inesauribile di masse cosmogoniche rese dalla combinazione complessa di bui anfratti e luminescenze emergenti, tra strutture autoportanti attraversate da tracciati energetici e materici. In tempi più recenti l’indagine dell’artista è andata in profondità sulla precedente rappresentazione del dinamismo evolutivo della natura in mondi possibili come variazioni della complessità tra ordine e caos. Colpito dalle concettualizzazioni sull’universo quantistico è stato attratto dalle particelle elementari antecedenti alla costituzione di mondi possibili, risalendo alle prime vibrazioni che possono originare la materia. Il suo modello di rappresentazione è divenuto il collasso dell’energia vibrante in cui si producono nell’interazione tra osservatore e osservato tracciati produttori di forme, forme di un universo elegante per il percettore di cui l’artista mostra sia gli eventi primordiali di onde, stringhe, pulviscoli, sia i loro scenari conseguenziali che nella modulazione di quegli eventi formano architetture celesti. Tutto questo è reso possibile dall’impiego degli strumenti virtuali impiegati dall’artista, come aerografi e pennelli distorsori, che rendono possibile nel mondo virtuale la ri-creazione di quelle forme di eventi e architetture, originandoli attraverso il pulviscolo pittorico virtuale, che crea le forme utilizzando il collasso dell’energia prima che intervenga il pensiero. L’eleganza nasce dall’interazione tra l’osservatore percettivo, l’osservato autopoietico, l’operato dell’artista, riproducendo le condizioni delle prime scaturigini dell’universo interattivo in cui siamo immersi e da cui siamo costituiti. L’eleganza è riconoscibile nell’interazione tra costituente e costituito attraverso la mediazione dell’artista, non perché si eserciti un pensiero consapevole ma perché riconosciamo in noi stessi le forme che ci hanno costituito. In fondo il lavoro di Cutuli ci immette in profondità a scoprire l’eleganza che è dentro di noi quale specchio dell’universo, riconnettendoci al cerchio della probabile teoria del tutto dove siamo nella relazione di creatori e creature, indipendentemente e prima della nascita della materia, dello spazio tempo, della natura, del pensiero. Come ogni arte autentica l’opera di Cutuli è rivelativa della verità attraverso la bellezza. Pescara 6 – 2 – 2016 Ezio...

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Personale di GINO DI PIERI

Posted by on 10:33 in Eventi | 0 comments

Personale di GINO DI PIERI

Ai limiti dell’intercisione Se Di Pieri è poietico, lo è appunto nel senso che, dando forma allo spazio, porta a rappresentazione la cosa: egli però ne sposta l’immagine dal registro dell’essere a quello dell’intersoggettività, risalendo a dove il segno provoca la cesura tra l’oscurità originaria e la significazione, a quel punto inesteso in cui lo spazio amorfo e il senso si coappartengono. Egli occupa lo spazio del frammezzo, il luogo cioè del limite che partecipa sia alla possibilità di pensare entrambi i lati, sia alla vocazione del segno a travalicarne i margini, luogo che è anche lo spazio del dèmone che non cura di articolare il suo pensiero nel reticolo grammaticale del logos. Se l’opera nel suo costituirsi sospende i contatti semantici e sintattici precedenti, indica nel contempo che il non-espresso è l’altro del discorso. È ciò che lo ha travagliato, non avendo mai cessato di circolare in esso fin dall’inizio. Il sogno euclideo e cartesiano non può mai sottrarsi a ciò che turba l’ordine cogente della ragione. Di Pieri sublima l’oggetto del desiderio innalzandolo alla dignità della cosa. Sublima, non idealizza: non si tratta infatti, secondo un malinteso statuto estetico, di abbellire un oggetto ricoprendo quanto di negativo e terribile da esso può emanare, ma di elevarlo alla dignità di cosa perché investito di pulsione libidica: così facendo egli pone una misura, un tra fra la cosa e il soggetto, salvando l’una dall’oscurità, l’altro dall’incomunicabilità, e ne confonde i rispettivi confini. Un Di Pieri intercisore quindi, che tiene sempre vivo il rapporto con l’indeterminatezza dello spazio, come il poeta con quella del silenzio. Il segno di Di Pieri percorre dunque il limes intercisivus tra definito ed indefinito e poiché il limes è discorde e anfibologico, puro accadimento, egli adotta, in serie scalare, il tratto, il segno che distingue e congiunge, il segno cioè che fa da tramite. Data la mobilità dell’orizzonte in cui opera, egli tratteggia un sentiero tra la terra degli uomini e l’horror vacui, tra la sicurezza del paesaggio e la vertigine del non-paese, a produrre un sistema di segni che intacchi ogni linea di demarcazione, ad alterare la compattezza del testo con tagli ed innesti fino ad aprirlo all’altrove, in un duplice gesto che separa e unisce. E vi transita, pur mantenendosi saldamente sul limen, sulla soglia della rappresentazione, forzandone cardini e margini, facendo intravedere i varchi e le fessure, rivelandone punti di frattura e sutura. Si direbbe, la sua, una scrittura “ai limiti dell’intercisione”, esito ossimorico di radice ed erranza. Il limite va preservato solo se è ulissicamente infranto. È frammezzo segnico che tanto scorregge lo sguardo da ingenerare una diplopia, uno sdoppiamento della vista che determina la visione di immagini diverse e sovrespresse, ben visibili ma non altrettanto evidenti, dunque mai mimetiche; così anche il lettore più ingenuo, come pure il più smaliziato, è obbligato a collocarsi nell’orizzonte ermeneutico dell’intersoggettività. Questo suo tenersi al segno, che costringe il senso a tracciarsi, consente a Di Pieri di spingersi fino all’origine in cui cosa e spazio convivono, in cui la cosa diviene grazie allo spazio e questo, grazie a quella, si emancipa dal vuoto. Egli ci propone così un’esperienza radicale del limite che porta all’incontro con l’altro, in quel punto d’inizio e di fine in cui prende forma il senso dell’uomo e lo rivela ‹‹nel...

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Personale di BRUNA CARNIO

Posted by on 18:14 in Eventi | 0 comments

Personale di BRUNA CARNIO

Liriche astrazioni Nelle opere degli ultimi anni di Bruna Carnio si evidenziano ancora una volta alcuni elementi fondanti di tutta la sua ricerca pittorica, vale a dire il gesto, il segno, lo scatto già presenti nelle opere realizzate sul finire degli anni ’90 e che si rinvigoriscono di più marcate valenze, di campiture più invadenti, tra corpo della pittura e materia, con un’incisività che a volte rasenta il taglio sottile di un lampo. Un taglio sempre pittorico, che coglie nel profondo, in quegli abissi di colore dove il bagliore di un attimo si rivela attraverso una fenditura sull’immenso magma astratto-materico, che va dall’opaco al traslucido, quasi a testimoniare quelle brillantezze e quelle opacità che la natura, così audace quanto spigolosa, ci restituisce in termini di contrasto esistenza-assenza. In tal senso, altro carattere essenziale di questa pittura diventa proprio l’assorbimento della luce nello stesso spazio pittorico; non vi è, infatti, alcuna spartizione, direzione o sorgente luminosa esterna. Le opere di Bruna Carnio offrono poi un maggiore effetto se si osservano una dopo l’altra: e questo effetto non solo per amplificare le implicazioni sensibili di pittura-materia, che forse è essenzialmente o originariamente idea di spazio, ma anche per una maggiore aderenza al procedimento di formazione del campo di colore; tali opere difatti non vogliono essere totalmente rappresentative. E allora, proprio perché sono l’espressione di attività intellettuale, la ripetizione dell’immagine, peraltro mai uguale, ci consente di parlare di processo formativo, del progetto di un racconto che equilibra ed ordina la sensualità astratta e istintiva dell’immagine stessa. I suoi astratti e materici paesaggi in divenire sono quindi per determinazione e per cliché anti-naturalistici, al riparo da qualsiasi illusione, perché non rappresentano una forma, ma si presentano come sintesi narrativa di una probabile forma. Nella produzione artistica più recente di Bruna Carnio l’ambientazione pittorico-materica e la sintesi narrativa si è ulteriormente arricchita, anche di sottili giochi architettonici: su fondali traslucidi e trasparenti sono comparse tramature ottenute con materiali vari, come ritagli di piombo, di tela juta, garze, zinco, pomice, a testimoniare quanto oggi nel suo mondo sensibile e nel suo campo di ricerca c’è esigenza di maggiore concretezza e fisicità, di elementi riconoscibili, tangibili e meno astratti. Residui duttili e scarti inanimati sono così entrati a pieno titolo nell’opera, potenziando il sentimento di grande interiorità dell’artista. Un fertile e sorprendente processo che va a scalfire l’originario gesto/immagine per enucleare una poetica astratta ma riconducibile ora ad una possibile forma, rinnovandosi in esiti di nuova disinvoltura e intensità ed inseguendo nuove occasioni di tensione emotiva. Un’astrazione lirica dunque, lirica e fabulatoria, dove poi l’immancabile e passionale rouge ha lasciato sempre più posto ad intriganti spazialità, a toni più freddi e rassicuranti, a più vibranti racconti, a compatte e misurate strutturazioni tridimensionali, ma dove l’inganno dell’immagine rimane ancora il reale protagonista dell’opera prima di ogni assunto di realtà, forse. Gennaio 2016 Giorgio...

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Personale di SILVIO MERLINO

Posted by on 9:37 in Eventi | 0 comments

Personale di SILVIO MERLINO

Ritirata Strategica Oggi la realtà sociale e culturale è dominata da sistemi totalitari: l’ideologia politica, la psicoanalisi e le scienze, che risolvono all’interno della propria ottica, del proprio progetto, le antinomie e gli scarti prodotti da essa nel suo farsi. Il sistema sociale è negativamente protetto da un altro sistema, tipicamente religioso, che possiamo chiamare della cultura delle previsioni. Tale sistema stringe la vita dentro un campo di concentrazione che ne assottiglia dalle vie tortuose e imprevedibili in cui si forma. Il campo religioso delle ideologie, dell’ipotesi psicoanalitica e scientifica, tende a rendere funzionale al sistema tutto ciò che è diverso e antieconomico. Tende a riciclare e convertire nei termini del funzionale e del produttivo tutto ciò che invece nasce dalla pratica strabica della realtà. Lo strabismo è la pratica divaricante dal sistema totalitario e totalizzante del pensiero occidentale, irriducibilmente logocentrico, che tende a ricomporre il conflitto e a ristabilire la pace sociale, utilizzando la mistificante nozione della dialettica, della soluzione di ogni dissidio attraverso l’uso meccanico della categoria dello scontro e del confronto. Ciò che invece per Silvio Merlino non è riducibile a confronto, nel senso che non può confondersi con la vita, è l’arte che serve sempre a spingere l’esistenza verso condizioni di impossibilità. L’impossibilità, in questo caso, è la possibilità di tenere la creatività artistica ancorata al progetto della propria produzione, basata, non demagogicamente sullo scontro tutto ideale e idealistico con la realtà, bensì sulla coazione a porsi in una posizione di necessaria lateralità, mediante la pratica dell’errore e dello sbaglio. In questo senso la produzione di Merlino è eccentrica e tautologica, si muove lungo sentieri che richiedono altra disciplina e altra concentrazione. Qui la concentrazione diventa deconcentrazione, rottura del bisogno sociale, immissione in esso di un livello negativo. Il negativo dell’arte come idea del lutto, come possibilità di riparare alla perdita iniziale, alla rottura del sistema inconscio, delle relazioni iniziali, e anche delle relazioni del sistema sociale. Per Merlino l’arte è sensibilità armata di un’esperienza intransitiva che rivolge le proprie armi dentro il proprio ambito, che affonda i propri utensili all’interno di una produzione paradossalmente materiale che rimuove la piramide del pensiero logocentrico, partendo dalla posizione del frammento e approdando infine a quella nomade, che coincide con l’atteggiamento dell’errare, dello spostamento metonimico del desiderio, costituito dall’opera d’arte. Ma la vita si presenta nel suo comportamento, quasi sempre, come un assassino che cancella progressivamente le proprie tracce durante le fasi del delitto. Una sorta di ipocrita lavaggio a secco che rimuove ogni reato e riporta la vita a un livello passabile di formale convivenza. La vita nella globalizzazione di un presente altamente produttivo giocato sul profitto, non ammette sbagli e differenze di sorta. Per questo si scatena sistematicamente una caccia all’errore per omologare ogni cosa, eliminare la differenza e l’identità del suo portatore. La vita è come un enorme kleenex a cui merlino risponde con la macchia dell’arte. Su tessuti acrilici ostinatamente dipinge arrovellati percorsi impressi di macchie che per i popoli precolombiani erano i segni di una scrittura come prove di comunicazione sociale. Contro il kleenex collettivo ecco le macchie individuali di Merlino che con spirito resistenziale ne moltiplica la differenza, spostando il linguaggio artificiale del visivo verso l’evocazione di una naturalezza a memoria dell’idea di foresta. Su questi labirinti colano e aderiscono forme di...

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Giorgio RussiGiorgio Russi

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Giorgio RussiGiorgio Russi

Testo critico di ANTONELLO RUBINI “Credo non sia difficile rendersi subito conto che la chiave più pertinente di lettura per l’intelligenza della pittura di Giorgio Russi riguardi la dimensione onirica”. Così il grande Enrico Crispolti – che del lavoro di Russi si è occupato in modo assiduo, almeno per tutti gli anni Ottanta, ritenendolo allora una delle più significative figure emergenti nel panorama artistico italiano – apriva la parte a lui dedicata del suo testo nel catalogo della mostra Casciello, Gadaleta, Russi. Una triangolazione attuale, tenutasi alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo nel 1986. Un’affermazione, dunque, di ormai trent’anni fa, ma che oltre a ben inquadrare l’area immaginativa del fare di Russi di quel periodo, il più noto (tra paesaggi celesti più iconici dominati dalla presenza di volatili fortemente inquietanti, prima, e più essenziali scenari, ora più ora meno vagamente paesaggistici abitati da misteriose “fiammelle”, poi), risulta perfettamente calzante anche al lavoro attuale dell’artista, che costituisce la presente mostra. Ed è il segno non solo di una coerenza, di una continuità (seppure la sua arte ne abbia fatta di strada da allora), ma dell’esistenza di un determinato ambito a cui Russi continua necessariamente a rispondere, sentendolo quindi pressoché da sempre intimamente come proprio. D’altro canto il suo essere profondamente visionario non può che mantenerlo ancorato a tale dimensione, perché le sue sono sempre immagini totalmente mentali, anche quando realizzava opere con evidenti presenze figurali riconducibili in qualche modo direttamente al mondo sensibile, con un distacco sempre e comunque da ogni possibile naturalismo. E se l’arte di per sé è già per forza di cose in ogni caso una finzione, allora quella di artisti come Russi è pienamente la finzione della finzione. Un’irrealtà sotto ogni aspetto che rende particolarmente estranianti le sue pitture, sculture, pittosculture e scultopitture, dove è sempre viva l’urgenza di una continuità spaziale, di un’opera d’arte quasi come ambiente, come luogo in cui il sogno può fisicizzarsi in una maggiore estensione fino a rendersi in effetti vitalmente tangibile, percorribile, concretizzandosi in termini davvero paradossalmente di verità. La tridimensionalità, reale o virtuale o per così dire “potenziale”, che passa anche per lo sconfinamento della superficie del quadro (pervenendo spesso ad opere installative in cui compartecipano piani dipinti ed elementi plastici), ha avuto grande rilievo nel suo operato, e continua ad averlo, anzi a mio avviso in maniera rafforzata, come dimostrano le opere qui esposte. Attenzione che si evince fin dall’uso materico della pittura, in un dialogo arguto tra superfici diversamente trattate. Sono dunque molti i punti in comune tra gli ultimi lavori e la produzione precedente, anche lontana (che dallo scorcio degli anni Ottanta è mutata in un personalissimo rastremato aniconismo d’ordine geometrico sempre magico-simbolico-archetipale), a cominciare appunto dal basilare interesse per il possibile materismo della pittura, materismo che nei quadri attuali è funzionale ad una volontà di spinta “solidificazione” dell’immagine rappresentata, che in certa misura risulta illusoriamente scultorea, e difatti si tratta di “sculture dipinte”, come le definisce lo stesso artista. “Frammenti di meteoriti” che sembrano venir fuori dal piano della pittura, in un sottile gioco tra dimensioni e tecniche espressive diverse, spostando sempre di più il baricentro verso la scultura, anche quando viene quindi utilizzata la sola pittura. Ora, penso, si svela pienamente la vera natura di Russi, che mi pare essere sempre stata quella...

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Personale di GIORGIO RUSSI

Posted by on 12:18 in Eventi | 0 comments

Personale di GIORGIO RUSSI

La Galleria Carlo Alberto di Treviso di Roberto Piscolich, già presente da anni in città in via Carlo Alberto 34 con le sue collezioni di Arte Antica, Moderna e Contemporanea, ha ampliato i suoi spazi riservando un’importante area espositiva alla nuova stagione da dedicare con più incisività ai linguaggi ed alle tendenze del contemporaneo. Sono in programma mostre personali con artisti di alto profilo e grande prestigio, a cui forte visibilità sarà data anche dalla collocazione nelle suggestiva sala con grandi arcate a tutto sesto che si affacciano su Vicolo Carlo Alberto. Caratteristica della linea culturale sarà proporre opere di maestri che operano nel settore delle arti visive con una solida storia personale, alternandoli con giovani talenti di grandi qualità e ottime promesse. Curatore delle mostre a cadenza periodica per la scelta degli artisti è Giorgio Russi L’apertura ufficiale del nuovo spazio avverrà il giorno 19 novembre 2015, alle ore 18.30, con la mostra personale di Giorgio Russi, protagonista di una lunga attività artistica che conta partecipazioni alle più prestigiose rassegne nazionali ed internazionali d’arte e numerose mostre personali in Italia e all’estero. Già Preside del locale Liceo Artistico è stato promotore di importanti incontri ed esposizioni d’arte contemporanea nella Galleria del Liceo da lui istituita. Intitolata Nero di Marte, la mostra inaugurale presenta pitture materiche su tela e sculture in terracotta dipinta e rimarrà aperta fino al 12 dicembre 2015. Giorgio Russi è nato a Torino, vive e lavora a Treviso. Dopo il Diploma di Maestro d’Arte e la Maturità d’Arte Applicata ha conseguito il Diploma di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida del Maestro Pericle Fazzini. Dal 1971 al 1988 è stato docente di Figura e Ornato modellati (Scultura) presso il Liceo Artistico Statale di Teramo. A partire dai primi anni ottanta ha svolto un’intensa e significativa attività artistica partecipando a numerose rassegne nazionali ed internazionali. Vincitore di Concorso Nazionale per titoli ed esami a 3 posti di Preside nei Licei Artistici, dal 1988  al 2011 è stato Preside del Liceo Artistico Statale di Treviso. Mostre personali: 1982   Studio d’Arte Cesare Manzo, Vivere tra le nuvole,  Pescara 1982    Spazio Giovani, Studio Luca Palazzoli  di Milano, Expo Arte, Bari 1982    Studio d’Arte Albatros Club, Attraverso il Disegno, Salerno 1982    Centro d’Arte Luigi Di Sarro, L’inganno nell’immagine come parlato interrotto, Roma 1982    Galleria Centrosei, Tra le nuvole di silenziosi spazi sospesi, Bari 1983    Unione Culturale, Palazzo Carignano, Una triangolazione, Torino 1983    Pinacoteca e Musei Comunali, Giorgio Russi, Macerata 1983    Die Kleine Galerie, Giorgio Russi, Basilea 1985    Istituto Culturale Italiano, Giorgio Russi, Zagabria 1985    Galleria Becic, Giorgio Russi, Slavonski Brod 1986    Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Una triangolazione attuale, Arezzo 1986    Centro d’Arte L’Idioma, Cartoni e terracotta, Ascoli Piceno 1987    Galleria Giulia, Tre x  Giulia, Roma 1988    Casa del Mutilato, ex Chiesa della Misericordia, Un arcaico dopo il moderno, Teramo 1990    Centro d’Arte L’Idioma, Parlando del tempo che muore, Ascoli Piceno 1991    Galerie Kunstfalle, Notturni italiani, Berna 1992    Galerie Greven, Giorgio Russi, Stoccolma 1992    Istituto Culturale Italiano, Giorgio Russi, Stoccolma 1998    Fiera del Triveneto, Giorgio Russi, Verona 2007    Galleria Forme d’Arte, Tra progetto e destino, Venezia 2015    PArCo Padiglione d’Arte Contemporanea, Frammenti di meteorite, Casier di Treviso 2015    Galleria Carlo Alberto, Arte Contemporanea, Nero di Marte, Treviso    Principali partecipazioni: 1982    Art 13 ‘82, Die Internationale Kunstmasse,...

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