Giorgio RussiGiorgio Russi


Frammento Sensuale 2015

Frammento Sensuale 2015

Testo critico di ANTONELLO RUBINI

“Credo non sia difficile rendersi subito conto che la chiave più pertinente di lettura per l’intelligenza della pittura di Giorgio Russi riguardi la dimensione onirica”. Così il grande Enrico Crispolti – che del lavoro di Russi si è occupato in modo assiduo, almeno per tutti gli anni Ottanta, ritenendolo allora una delle più significative figure emergenti nel panorama artistico italiano – apriva la parte a lui dedicata del suo testo nel catalogo della mostra Casciello, Gadaleta, Russi. Una triangolazione attuale, tenutasi alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo nel 1986. Un’affermazione, dunque, di ormai trent’anni fa, ma che oltre a ben inquadrare l’area immaginativa del fare di Russi di quel periodo, il più noto (tra paesaggi celesti più iconici dominati dalla presenza di volatili fortemente inquietanti, prima, e più essenziali scenari, ora più ora meno vagamente paesaggistici abitati da misteriose “fiammelle”, poi), risulta perfettamente calzante anche al lavoro attuale dell’artista, che costituisce la presente mostra. Ed è il segno non solo di una coerenza, di una continuità (seppure la sua arte ne abbia fatta di strada da allora), ma dell’esistenza di un determinato ambito a cui Russi continua necessariamente a rispondere, sentendolo quindi pressoché da sempre intimamente come proprio.
D’altro canto il suo essere profondamente visionario non può che mantenerlo ancorato a tale dimensione, perché le sue sono sempre immagini totalmente mentali, anche quando realizzava opere con evidenti presenze figurali riconducibili in qualche modo direttamente al mondo sensibile, con un distacco sempre e comunque da ogni possibile naturalismo. E se l’arte di per sé è già per forza di cose in ogni caso una finzione, allora quella di artisti come Russi è pienamente la finzione della finzione.
Un’irrealtà sotto ogni aspetto che rende particolarmente estranianti le sue pitture, sculture, pittosculture e scultopitture, dove è sempre viva l’urgenza di una continuità spaziale, di un’opera d’arte quasi come ambiente, come luogo in cui il sogno può fisicizzarsi in una maggiore estensione fino a rendersi in effetti vitalmente tangibile, percorribile, concretizzandosi in termini davvero paradossalmente di verità. La tridimensionalità, reale o virtuale o per così dire “potenziale”, che passa anche per lo sconfinamento della superficie del quadro (pervenendo spesso ad opere installative in cui compartecipano piani dipinti ed elementi plastici), ha avuto grande rilievo nel suo operato, e continua ad averlo, anzi a mio avviso in maniera rafforzata, come dimostrano le opere qui esposte. Attenzione che si evince fin dall’uso materico della pittura, in un dialogo arguto tra superfici diversamente trattate.
Sono dunque molti i punti in comune tra gli ultimi lavori e la produzione precedente, anche lontana (che dallo scorcio degli anni Ottanta è mutata in un personalissimo rastremato aniconismo d’ordine geometrico sempre magico-simbolico-archetipale), a cominciare appunto dal basilare interesse per il possibile materismo della pittura, materismo che nei quadri attuali è funzionale ad una volontà di spinta “solidificazione” dell’immagine rappresentata, che in certa misura risulta illusoriamente scultorea, e difatti si tratta di “sculture dipinte”, come le definisce lo stesso artista. “Frammenti di meteoriti” che sembrano venir fuori dal piano della pittura, in un sottile gioco tra dimensioni e tecniche espressive diverse, spostando sempre di più il baricentro verso la scultura, anche quando viene quindi utilizzata la sola pittura. Ora, penso, si svela pienamente la vera natura di Russi, che mi pare essere sempre stata quella di scultore, un singolare scultore che adopera molto la pittura, anzi spesso facendo prevalere o usando solo questa, ma pensando sostanzialmente da scultore (che sa ben misurarsi, eccome!, con le peculiarità offerte dal linguaggio per eccellenza del colore, beninteso).
Un curioso cortocircuito insomma, che è congeniale al suo forte e complesso immaginario onirico ora focalizzato sull’elemento meteorite, visto da Russi in un’ampia ambiguità formale-contenutistica. Intendo dire che esso può essere metafora di molte cose, e il fruitore se ne accorge, un po’ spaesato di fronte a questo (o questi) “frammento” spigoloso e ieratico che “appare” direttamente dallo spazio psichico proprio dell’artista, quale essere metafisico carico di significati ed emozioni. Quasi fosse una divinità che calata dall’alto si presenta ai nostri occhi come oracolo da interrogare difficilmente penetrabile. Forma-segno dal sapore primordiale, che per certi versi sembra ricondurci al momento della creazione di tutto. Dentro la roccia inerte vi è la vita, il calore, il fuoco, la carne, il sangue, che si apre davanti ai nostri occhi, come spiragli di luce nell’oscurità, squillanti fessure quasi come occhi, fiamme (che mi fanno ripensare agli occhi degli uccelli e alle “fiammelle” dei suoi “antichi” lavori), tra il dramma e la nascita e l’armonia.
Russi in merito alle nuove opere dice in un suo breve ma intenso scritto che “è quando l’inizio è già segnato dalla fine che le nostre profonde ferite esprimono rimandi lontani”. E allora la verità è che esse alla fin fine non contengono altro che la proiezione delle nostre esistenze, limitate esistenze. Il senso ultimo non va cercato lontano, ma dentro di noi, passando per lo stato di estraniazione che per Russi da sempre è nel suo lavoro conditio sine qua non.

Biografia
Giorgio Russi è nato a Torino, vive e lavora a Treviso.
Dopo il Diploma di Maestro d’Arte e la Maturità d’Arte Applicata ha conseguito il Diploma di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida del Maestro Pericle Fazzini.
Dal 1971 al 1988 è stato docente di Figura e Ornato modellati (Scultura) presso il Liceo Artistico Statale di Teramo.
A partire dai primi anni ottanta ha svolto un’intensa e significativa attività artistica partecipando a numerose rassegne nazionali ed internazionali.
Vincitore di Concorso Nazionale per titoli ed esami a 3 posti di Preside nei Licei Artistici, dal 1988 al 2011 è stato Preside del Liceo Artistico Statale di Treviso.
Mostre personali:
1982 Studio d’Arte Cesare Manzo, Vivere tra le nuvole, Pescara
1982 Spazio Giovani, Studio Luca Palazzoli di Milano, Expo Arte, Bari
1982 Studio d’Arte Albatros Club, Attraverso il Disegno, Salerno
1982 Centro d’Arte Luigi Di Sarro, L’inganno nell’immagine come parlato interrotto, Roma
1982 Galleria Centrosei, Tra le nuvole di silenziosi spazi sospesi, Bari
1983 Unione Culturale, Palazzo Carignano, Una triangolazione, Torino
1983 Pinacoteca e Musei Comunali, Giorgio Russi, Macerata
1983 Die Kleine Galerie, Giorgio Russi, Basilea
1985 Istituto Culturale Italiano, Giorgio Russi, Zagabria
1985 Galleria Becic, Giorgio Russi, Slavonski Brod
1986 Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Una triangolazione attuale, Arezzo
1986 Centro d’Arte L’Idioma, Cartoni e terracotta, Ascoli Piceno
1987 Galleria Giulia, Tre x Giulia, Roma
1988 Casa del Mutilato, ex Chiesa della Misericordia, Un arcaico dopo il moderno, Teramo
1990 Centro d’Arte L’Idioma, Parlando del tempo che muore, Ascoli Piceno
1991 Galerie Kunstfalle, Notturni italiani, Berna
1992 Galerie Greven, Giorgio Russi, Stoccolma
1992 Istituto Culturale Italiano, Giorgio Russi, Stoccolma
1998 Fiera del Triveneto, Giorgio Russi, Verona
2007 Galleria Forme d’Arte, Tra progetto e destino, Venezia
2015 PArCo Padiglione d’Arte Contemporanea, Frammenti di meteorite, Casier di Treviso
2015 Galleria Carlo Alberto, Arte Contemporanea, Nero di Marte, Treviso
Principali partecipazioni:
1982 Art 13 ‘82, Die Internationale Kunstmasse, Basilea
1983 Expo Arte, Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea, Bari
1983 Arti Visive proposte, Unione Culturale, Palazzo Carignano, Torino
1984 Scultura Disegnata, Il Disegno degli Scultori in Italia, oggi, a cura di E. Crispolti, Roma
1984 13 modi di paesaggio, Biblioteca Comunale, Fiano Romano (Roma)
1985 Una nuovissima generazione nell’arte italiana, Fortezza Medicea, Siena
1985 L’onda del Sud? Nuovo immaginario mediterraneo nel design, Bari
1986 Tic-Tac, Orologi/Monumento nel Design, a cura di Alessandro Mendini, Expo Arte, Bari
1986 La terra del desiderio, Laboratorio Artivisive, a cura di Lia De Venere, Foggia
1986 XI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma
1986 XXXVIII Premio F. P. Michetti, Francavilla al Mare (Chieti), vincitore
1987 Alternative Attuali, Forte Spagnolo, a cura di E. Crispolti, L’Aquila
1987 XIV Premio Sulmona, Palazzo dell’Annunziata, Sulmona (L’Aquila)
1987 Itinéraires Parallèles, Patinoires du Littoral, a cura di E. Crispolti, Neuchâtel
1987 La Lupa e l’Orso, Galerie Salchli & Agoues, Berna
1987 Parallel Itineraries, University Art Gallery, a cura di E. Crispolti, Hamilton, Toronto
1987 La Lupa e l’Orso, Palazzina Corsini, Villa Pamphili, Roma
1988 Biennale Internazionale del Mare, a cura di M. Venturoli, Castel dell’Ovo, Napoli
1988 Alternative Attuali ’88, Pittura per Musica, L’Aquila
1988 Laboratorio d’Abruzzo Ripe 88, Ripe S. Ginesio (Macerata)
1988 La materia e la forma, IX Biennale Regionale d’Arte, Penne (Pescara)
1991 Agorà, L’età del ferro e delle pietra, Giulianova (Teramo)
1998 Premio Michetti 50 edizioni, 1948 – 1998, Museo Michetti, Francavilla al Mare (Chieti)
2005 Le due rive, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Termoli (Campobasso)
2009 60° Premio F. P. Michetti, Museo Michetti, Francavilla al Mare (Chieti)
2010 Arte in Fiera, Longarone (Belluno)
2011 54. Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (Padova)
2014 Crispolti e il Centro Di Sarro. Avvio e sviluppo di una ricerca (1982/85), Centro Di Sarro, Roma
2015 Lo spazio del segno, Palazzina Azzurra, S. Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno)
Segnalazioni:
1982 E. Crispolti, Catalogo Bolaffi dell’Arte Moderna Italiana n. 18, G. Mondadori, Torino
1982 Luca Palazzoli, Milano, Spazio Giovani Expo Arte, Edizioni Laterza, Bari
1987 E. Crispolti, Catalogo dell’Arte Moderna Italiana n. 23 (mostra segnalata), G. Mondadori, Milano
Bibliografia essenziale:
1982 Art 13 ’82, Schweizer Mustermesse, Basel
1985 L. Somaini, Giorgio Russi – Opere/Works, Collana Strumenti, Editorial Staff, Salerno
1985 E. Crispolti, L’onda del Sud? Nuovo immaginario mediterraneo nel design, Lacaita editore, Bari
1986 E. Crispolti, Casciello – Gadaleta – Russi: Una triangolazione attuale, Mazzotta, Milano
1986 Catalogo XI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, Fabbri Editori, Milano
1986 Catalogo dell’Arte Moderna Italiana n. 22, G. Mondadori & Ass., Milano
1986 Enciclopedia della Ricerca e della Scoperta ULISSE, Volume 12, Editori Riuniti, Roma
1987 E. Crispolti, Alternative Attuali, Mazzotta, Milano
1987 E. Crispolti, Itinéraires Parallèles, Patinoires du Littoral, Neuchâtel, Mazzotta, Milano
1987 E. Crispolti, Parallel Itineraries, University Art Gallery , Toronto, Mazzotta, Milano
1988 M. Venturoli, Biennale Internazionale del Mare, Electa, Napoli
1988 M. Bologna, La materia e la forma, Ambrosini editore, Penne (Pescara)
1994 La Pittura in Italia, Il Novecento, 2° e 3° Tomo, Electa, Milano
1998 L. Caramel, Premio Michetti 50 edizioni (1948 – 1998), Electa, Milano
2005 A. Rubini, Le due rive – artisti italiani e croati, De Luca, Roma
2008 La Pittura nel Veneto, Il Novecento, Electa, Milano
2009 B. Buscaroli, 60° Premio Michetti, Un sogno in riva all’Adriatico, Vallecchi, Firenze
2009 La Pittura nel Veneto, Il Novecento, Dizionario degli artisti, Electa, Milano
2011 Padiglione Italia, 54. Biennale di Venezia, Lo Stato dell’Arte, Regioni d’Italia, Skira, Milano
Hanno scritto sul suo lavoro i critici d’arte:
Enrico Crispolti, Santa Fizzarotti, Rolando Alfonso, Luisa Somaini, Lucia Spadano, Marcello Venturoli, Manuela Crescentini, Valerio Eletti, Lorenzo Mango, Josip Skunca, Massimo Duranti, Lorenza Trucchi, Anna Maria Terremoto, Lia De Venere, Franco Simongini, Isabella Monti, Mario De Candia, Mario Bologna, Cesare Baldoni, Antonio Gasbarrini, Eugenio Manzato, Antonello Rubini, Emanuele Rinaldo Meschini.

Frammento Sensuale 2015

Frammento Sensuale 2015

Frammento Sensuale 2015

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Mostra personale novembre/dicembre 2015

Mostra personale novembre/dicembre 2015

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nero di marte

“Credo non sia difficile rendersi subito conto che la chiave più pertinente di lettura per l’intelligenza della pittura di Giorgio Russi riguardi la dimensione onirica”. Così il grande Enrico Crispolti – che del lavoro di Russi si è occupato in modo assiduo, almeno per tutti gli anni Ottanta, ritenendolo allora una delle più significative figure emergenti nel panorama artistico italiano – apriva la parte a lui dedicata del suo testo nel catalogo della mostra Casciello, Gadaleta, Russi. Una triangolazione attuale, tenutasi alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo nel 1986. Un’affermazione, dunque, di ormai trent’anni fa, ma che oltre a ben inquadrare l’area immaginativa del fare di Russi di quel periodo, il più noto (tra paesaggi celesti più iconici dominati dalla presenza di volatili fortemente inquietanti, prima, e più essenziali scenari, ora più ora meno vagamente paesaggistici abitati da misteriose “fiammelle”, poi), risulta perfettamente calzante anche al lavoro attuale dell’artista, che costituisce la presente mostra. Ed è il segno non solo di una coerenza, di una continuità (seppure la sua arte ne abbia fatta di strada da allora), ma dell’esistenza di un determinato ambito a cui Russi continua necessariamente a rispondere, sentendolo quindi pressoché da sempre intimamente come proprio.
D’altro canto il suo essere profondamente visionario non può che mantenerlo ancorato a tale dimensione, perché le sue sono sempre immagini totalmente mentali, anche quando realizzava opere con evidenti presenze figurali riconducibili in qualche modo direttamente al mondo sensibile, con un distacco sempre e comunque da ogni possibile naturalismo. E se l’arte di per sé è già per forza di cose in ogni caso una finzione, allora quella di artisti come Russi è pienamente la finzione della finzione.
Un’irrealtà sotto ogni aspetto che rende particolarmente estranianti le sue pitture, sculture, pittosculture e scultopitture, dove è sempre viva l’urgenza di una continuità spaziale, di un’opera d’arte quasi come ambiente, come luogo in cui il sogno può fisicizzarsi in una maggiore estensione fino a rendersi in effetti vitalmente tangibile, percorribile, concretizzandosi in termini davvero paradossalmente di verità. La tridimensionalità, reale o virtuale o per così dire “potenziale”, che passa anche per lo sconfinamento della superficie del quadro (pervenendo spesso ad opere installative in cui compartecipano piani dipinti ed elementi plastici), ha avuto grande rilievo nel suo operato, e continua ad averlo, anzi a mio avviso in maniera rafforzata, come dimostrano le opere qui esposte. Attenzione che si evince fin dall’uso materico della pittura, in un dialogo arguto tra superfici diversamente trattate.
Sono dunque molti i punti in comune tra gli ultimi lavori e la produzione precedente, anche lontana (che dallo scorcio degli anni Ottanta è mutata in un personalissimo rastremato aniconismo d’ordine geometrico sempre magico-simbolico-archetipale), a cominciare appunto dal basilare interesse per il possibile materismo della pittura, materismo che nei quadri attuali è funzionale ad una volontà di spinta “solidificazione” dell’immagine rappresentata, che in certa misura risulta illusoriamente scultorea, e difatti si tratta di “sculture dipinte”, come le definisce lo stesso artista. “Frammenti di meteoriti” che sembrano venir fuori dal piano della pittura, in un sottile gioco tra dimensioni e tecniche espressive diverse, spostando sempre di più il baricentro verso la scultura, anche quando viene quindi utilizzata la sola pittura. Ora, penso, si svela pienamente la vera natura di Russi, che mi pare essere sempre stata quella di scultore, un singolare scultore che adopera molto la pittura, anzi spesso facendo prevalere o usando solo questa, ma pensando sostanzialmente da scultore (che sa ben misurarsi, eccome!, con le peculiarità offerte dal linguaggio per eccellenza del colore, beninteso).
Un curioso cortocircuito insomma, che è congeniale al suo forte e complesso immaginario onirico ora focalizzato sull’elemento meteorite, visto da Russi in un’ampia ambiguità formale-contenutistica. Intendo dire che esso può essere metafora di molte cose, e il fruitore se ne accorge, un po’ spaesato di fronte a questo (o questi) “frammento” spigoloso e ieratico che “appare” direttamente dallo spazio psichico proprio dell’artista, quale essere metafisico carico di significati ed emozioni. Quasi fosse una divinità che calata dall’alto si presenta ai nostri occhi come oracolo da interrogare difficilmente penetrabile. Forma-segno dal sapore primordiale, che per certi versi sembra ricondurci al momento della creazione di tutto. Dentro la roccia inerte vi è la vita, il calore, il fuoco, la carne, il sangue, che si apre davanti ai nostri occhi, come spiragli di luce nell’oscurità, squillanti fessure quasi come occhi, fiamme (che mi fanno ripensare agli occhi degli uccelli e alle “fiammelle” dei suoi “antichi” lavori), tra il dramma e la nascita e l’armonia.
Russi in merito alle nuove opere dice in un suo breve ma intenso scritto che “è quando l’inizio è già segnato dalla fine che le nostre profonde ferite esprimono rimandi lontani”. E allora la verità è che esse alla fin fine non contengono altro che la proiezione delle nostre esistenze, limitate esistenze. Il senso ultimo non va cercato lontano, ma dentro di noi, passando per lo stato di estraniazione che per Russi da sempre è nel suo lavoro conditio sine qua non.

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